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Alla scoperta della Birmania, la Terra del Sorriso

Lo chiamavano il Paese dei sorrisi, ma sulle sue labbra è apparsa una smorfia di dolore. Non sono passati molti anni da quando la Birmania è riuscita a liberarsi dal peso opprimente della dittatura, eppure oggi si ritrova a fare i conti con questo fantasma. Un regime militare violento, che se da una parte ha schiacciato il Paese per anni, dall’altra gli ha permesso di mantenere lo spirito dell’Asia più pura, meno contaminata dall’occidentalizzazione.

Ed è proprio a causa di questa violenza militare che oggi il Myanmar trema di nuovo. In seguito a un colpo di stato, la leader e premio Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi – vincitrice delle ultime elezioni – e altri esponenti del partito al governo sono stati arrestati in un raid. Il golpe era già stato minacciato dai militari in seguito alla vittoria – da essi ritenuta fraudolenta e caratterizzata da irregolarità elettorali – e così è stato, in barba alla democrazia.

Cosa succederà ora al Myanmar? L’esercito birmano ha annunciato uno stato di emergenza lungo un anno, con l’ex generale Myint Swe – uno dei due vicepresidenti – a ricoprire la carica di presidente ad interim. Questo stato autorizzerà a limitare i diritti fondamentali – come la libertà di stampa – e permetterà ad esempio di imporre dei coprifuochi. Al momento la situazione è calma, ma gli sviluppi futuri sono del tutto incerti. Gli aeroporti sono stati chiusi. I collegamenti telefonici e internet sono temporaneamente interrotti. Non bastava il COVID-19, che aveva fatto fermare i voli commerciali almeno fino al 28 febbraio e chiudere tutte le frontiere – molte, con Bangladesh, India, Cina, Laos e Thailandia –, no, il turismo nascente in questo meraviglioso Paese ha subito un’ulteriore battuta d’arresto.

 

 

Quando si potrà tornare a perdersi tra le pagode dorate? E pensare che si narra che la Shwedagon Pagoda, la madre di tutte le altre, abbia 2500 anni. Con i suoi 98 metri di altezza svetta sopra le colline di Yangon ed è la più sacra per i birmani, in quanto contiene le reliquie dei quattro Buddha – il sostegno di Kakusandha, il filtro d'acqua di Konagamana, un pezzo dell'abito di Kassapa e otto capelli di Gautama, il Buddha storico. Di un oro scintillante a qualsiasi ora del giorno, viene baciata dai raggi del sole a 360°. E una volta vista al tramonto, non la dimenticherete più.

Quando si potrà tornare a pellegrinare alla Golden Rock – o Pagoda Kyaiktiyo –, un enorme masso di granito ricoperto di foglie d’oro (attaccate dai fedeli) in bilico sul precipizio di una montagna, all’interno di un complesso monastico non molto distante dalla cittadina di Bago? Secondo la leggenda, la roccia si troverebbe in equilibrio precario al di sopra di una ciocca di capelli di Buddha. Si dice inoltre che basti visitare questo luogo per convertirsi al Buddhismo. Un posto magico e intriso di spiritualità.

 

 

Quando si potrà attraversare di nuovo la valle dei templi di Bagan, con i suoi 4400 stupa? Della valle del rame con la sua rena rossa, Tiziano Terzani disse: “Ci sono viste al mondo dinnanzi alle quali uno si sente fiero di appartenere alla razza umana. Bagan all’alba è una di queste”. E credeteci, non c’è niente di più magico che sorvolare la valle in mongolfiera quando il sole sta nascendo e la foschia del mattino avvolge i templi.

 

 

Quando si potrà di nuovo percorrere l’U Bein Bridge, il ponte in legno di teak simbolo di Amarapura e di tutta la Birmania? Lungo 1 chilometro e 200 metri, unisce due villaggi sul lago Taungthaman ed è molto suggestivo all’alba o al tramonto. Percorrendolo si possono incontrare venditori ambulanti, luoghi coperti per sostare all’ombra e un paio di locali terrazzati in prossimità dell’acqua per sostare a meditare come i monaci del posto. Da cartolina.

 

Quando si potrà navigare nuovamente sul lago Inle, ammirando i pescatori locali in bilico sulle loro piccole imbarcazioni, sfrecciando e oscillando tra verdi orti galleggianti, palafitte con ristoranti e mercati coperti e laboratori artigianali (famosi sono i sigari e la tessitura della fibra ricavata dai fiori di loto, attualmente considerato il filato più raro e costoso del mondo, più del cachemire)? C’è un’intera cittadina sospesa, sul lago Inle: scuole, ufficio postale, negozi. C’è vita. Non molto lontano, altri stupa, altri templi, altri villaggi e persino delle hot springs, sorgenti termali in cui dimenticare qualsiasi problema.

 

 

Quando si potrà viaggiare fino a Mandalay, nel nord del Myanmar, e risalire fino in cima alla sua collina? Perché è dalla punta di Mandalay Hill che vedrete dei tramonti incredibili, con i raggi che si riflettono sulle tessere a specchio dei mosaici del tempio, creando preziosi giochi di luci. Ma c’è anche un altro importante tempio in questa città, il Mahamuni, secondo luogo di pellegrinaggio sacro della Birmania e sede di un enorme Buddha – che si crede abbia 2000 anni – ricoperto anch’esso di foglie d’oro, al quale però possono avvicinarsi solo gli uomini e non le donne, le quali possono solo guardare a distanza. E sempre a Mandalay, oltre a una sfilza di stupa tutti bianchi e oro, troverete il Palazzo Reale, raso al suolo durante la Seconda Guerra Mondiale e ricostruito nel 1990.

 

Ce ne sarebbero molti altri di posti da visitare, come Ava, la città delle gemme, nei pressi del villaggio di Inwa (che significa “bocca del lago”), fondata su un’isola artificiale e dove ci si muove a bordo di carri trainati da cavalli, in mezzo a grandi prati verdi, ricchi di palme e costellati di antiche rovine. O come il grazioso villaggio di Indein, sulle sponde del lago Inle, con i suoi sottili stupa dorati ma non solo. O il Monte Popa, con i suoi 777 gradini e le scimmie in ogni angolo. Oppure potreste fare trekking sulle colline di Kalaw, tra laghi, elefanti e monasteri. O ancora, prendere un volo interno e andare ad abbronzarvi sulle spiagge di Ngapali Beach, dove troverete una location da sogno.

Quando si potrà tornare a fare tutto questo? Non ci resta che aspettare e, nel frattempo, sognare. Perché, in fondo, non c’è colpo di stato o COVID che tenga, sappiamo bene che, prima o poi, torneremo a viaggiare.